Vite Parallele

domenica 29 giugno 2008

 

Questa mattina mi ha chiamato mio zio dalla Calabria e mi ha detto, con un po' di malinconia, che oggi sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro.
Da domani, dopo anni di onorato servizio all'Enel, se ne resterà a casa.
Mi ha fatto riflettere molto questa cosa.
Fondamentalmente lui ha chiuso un ciclo, completando in parte una sorta di percorso prefissato, arrivando quasi alla fine di una strada già tracciata.
E' naturale, quindi, fare un paragone tra la generazione di giovani lavoratori di 30-40 anni fa, e la nostra.
Per lavorare bastava avere "la carta", il diploma, sia esso di scuola media o di scuola superiore.
Era il passaporto per fare tantissimi lavori. Chi, invece, aveva la laurea, viaggiava già verso lidi più dorati.
Per chi, come mio zio, ha lavorato anche in Germania, era anche l'enorme possibilità di mandare dei soldi a casa, con cui mia nonna poteva far studiare gli altri figli o comunque dare da mangiare anche a loro.
Il lavoro portava poi con se' altre cose: se si aveva una ragazza le si chiedeva la mano e la si portava all'altare, se non la si aveva il lavoro ed il "posto fisso" facevano da calamite. Erano una sicurezza, un investimento, una dote.
Una volta sposati si comprava casa, si facevano dei figli, e chi prima chi poi, ci si sistemava tutti.
Traguardo ultimo: la tanto sudata pensione.
Una visione un po' squadrata e semplice della vita, ma fondamentalmente piena di certezze.
Ora mio zio, dopo essersi fatto il culo all'Enel, ed avergli quasi lasciato una gamba tanti anni fa, potrà finalmente godersi il riposo. Dedicarsi alla campagna, alla costruzione di casa sua, al vino, all'olio, ai peperoncini piccanti sono i piccoli piaceri della vita a cui ora dedicherà anima e corpo.
In tutto ciò ho...provato io ad immaginarmi alla sua età.
Francamente non ci sono riuscito.
E' inutile negare che tutte quelle certezze che c'erano allora, oggi non ci sono più.
Essere un giovane che entra nel mondo del lavoro oggi equivale a gettarsi nel buio più totale.
Mancano le basi. Mancano i mattoni per costruire il futuro, per costruire la vita che verrà...
Con il nostro sistema di lavoro, l'unica certezza è l'incertezza stessa del futuro...
Credo sia una cosa spaventosa...orribile...tremenda...
Diventa tutto più difficile: fidanzarsi e dare stabilità ad un rapporto, farsi una famiglia, mettere da parte due soldi, investire su qualcosa o più semplicemente vivere tranquilli.
Già perché si crea una sorta di ansia latente...di sottofondo...come una colonna sonora. Non ti abbandona mai, è come una pallina di piombo che va su e giù per lo stomaco...
Si passano i giorni a cercare di mandarla giù...di farla sparire...di digerirla...

Io non so se mai manderò giù la mia.
So solo che per ora, c'è, si sente, e fa male.
Vorrei sparisse.
Ma so che non è così facile.
Voglio solo più certezze.
E le voglio anche per i miei amici, che come me si sbattono tutti i giorni, che sgomitano, che scalpitano per guadagnarsi il futuro che si meritano.

Nel frattempo...mi diverto ad immaginare mio Zio...che si diletta nel suo orticello, fra peperoncini, pomodori e zucchine...che beve un bicchiere di vino "che è nà poesia" all'ombra di un albero con i suoi ex colleghi...che immagina come verrà la casa in collina...
Auguri zì...goditela tu che puoi....

CONSIGLI PER L'ASCOLTO: THE CLASH - LONDON CALLING

2 commenti:

La Papera Del Lago ha detto...

Come posso capirla io questa pallina di piombo che va su e giù...E anche se pensi di essertela cavata, se pensi che alla fine stai bene, arriva, all'improvviso e spiazza tutti...
Ma se saltassimo i 35 anni di lavoro e andassimo direttamente a fare zucchine e un vino "che è na poesia"?
Grazie Giovà per questo post!

Animalbelushi ha detto...

Mah...quando vuoi! lo aggiungiamo alla liste delle cose da fare assieme a:
Appartamento a Manhattan
Segheria in Norvegia
Chioschetto su spiaggia tropicale